Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
DIS.
Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
DIS.
Non voglio che tu te ne vada,
dolore.
Ultima forma di amare.
Mi sento vivere quando mi fai del male
non in te, né qui, più lontano:
nella terra, nell’anno
da dove vieni tu,
nell’amore con lei
e tutto ciò che fu.
In questa realtà sprofondata,
che si nega a se stessa e si ostina
che mai è esistita,
che fu solo un mio pretesto per vivere.
Se non mi rimanessi tu dolore,
incontrastabile,
io lo crederei;
però mi rimani tu.
Che tu sia realtà mi da la sicurezza
che niente fu menzogna.
E fin quando io ti sento,
tu sarai per me, dolore,
la prova di un’altra vita,
in cui non mi affliggevi.
La grande prova, a distanza,
che esistette, che esiste,
che mi amò, sì,
che ancora la amo.
Pedro Salinas
Soltanto il contatto,
Sprofondando nell’ignoto ammasso elastico
Di un respiro impenetrabile,
È ciò che ti circonda da ogni parte.
L’aria fra noi assorbe
fino a un’altra corporeità
Le visioni che si stabilizzano non poco.
Tacere è confinare la pelle
Al di là
Di ogni corposità delle parole.
Spiando con forza il mondo
Dietro un vetro che si fa invisibile
DISTRATTA
Abbandonami
nel tepore del mio silenzio
affinché mi senta viva.
Al mattino il mio desiderio
è di franare nuovamente nel buio.
Meglio senza sogni.
I pensieri giacciono a terra,
il respiro si fa oscillante.
L’armonia scorre gelida
tra cuore e vene.
Come il più amabile veleno.
Nulla di più chiedo.
Vivere nella silente culla
che non ti appartiene
DISTRATTA
E mi ritrovo a quarant’anni
a fare a pugni con i miei danni.
Ogni notte la stessa storia
riemerge quel passato di poca gloria.
Quella bambina che sorrideva felice
risorgerà donna poi
come un’araba fenice.
In questo tempo
ne ho viste di tutti i colori
affrontando poche gioie e parecchi dolori.
Non mi son fatta mancar nulla
credo dai tempi della culla.
E mi rivedo ragazzina.
Era duro alzarsi ogni mattina
quando le amiche dormivano fino a mezzogiorno..
io alle cinque affrontavo il mondo.
IL LAVORO NOBILITA L’UOMO
Mi diceva quel padre bello dal cuore buono.
E così andavo avanti
a denti stretti e muso duro
inconsapevole del mio futuro.
Tanti i miei cambiamenti
di pari passo con i tormenti.
Ho perso due anelli della mia catena
smarriti come monete nella rena.
Quel babbo buono, dolce e onesto
ingoiato dalla notte troppo presto.
Il fratello bello e aitante
è l’altro mio cerchio mancante.
Son cose che ti segnano per sempre
Non le cancelli mai dalla tua mente.
Poi finalmente arriva l’alba chiara
e della notte resto ignara
guardo mia figlia bella come il sole
e splendide scorrono le ore.
Poi però tornerà ancora notte
e so che col passato
farò di nuovo a botte.
DISTRATTA ©
La persona che ha una così detta "depressione psicotica" e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette "per sfiducia" o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l’invisibile agonia della Cosa, raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un’ occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l’altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano in su e urlano "No!" e "Aspetta!" riesce a capire il salto.
Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta.
(DAVID FOSTER WALLANCE)
E’ eccessivamente breve
Ma sorveglia tutto.
Esprime la materia
Il respiro
L’esistenza
L’inscindibile mio essere.
Lo sento come il temperamento del sangue.
Lo respiro come il cielo.
Lo trattengo nella parte più profonda di me
Così come si trattiene un concetto.
Poche cose valgono di più
Per me.
Non è una voce
Ma innegabilmente
Un indefinibile vincolo
Da cinque lettere.
DISTRATTA
Statico nel cuore ti tengo.
In un pensiero ti avverto.
Posso sentirti
E questo mi dà energia e coraggio.
Le lacrime che semino per te
Irrigano la terra
raschiando ogni distanza.
Vado avanti io per te
Cosicché attraverso me
Tu vivi
Fratello mio.
Posso piangere o sorridere
Amare o correre
O ridere
Ma questo non è il fine mio.
Sarebbe come trattenere la testa nell’acqua.
Ed io invece ho bisogno di respirare.
E per farlo
al termine della giornata so
Che sono un giorno ancora
Più vicina a te.
DISTRATTA
Vivere te
è un cammino morbidamente sinuoso
Uno stempero di colore gravato e corposo
Un ordire assennato di fili di seta
Uno sciogliere nodi d’ingarbugliata matassa.
Vivere te
È proteggere il fuoco dall’acqua
Misurare granelli di niente su bilanciere irrisorio.
E ‘l’indolente planare di gabbiano stanco.
Viverti con infinita leggerezza di piuma.
Come tu fossi maiolica o cristallo finissimo
che al solo guardarti
potresti frantumarti.
DIS.